School Media Manager: la figura che dà voce alla scuola

Ogni anno una scuola produce una quantità sorprendente di contenuti: progetti, uscite didattiche, laboratori scientifici, spettacoli, gare, incontri con esperti, lezioni preparate con cura. Eppure, fuori dalle aule, se ne vede soltanto una piccola parte. Qualche foto sulla pagina Facebook, una notizia sul sito pubblicata settimane dopo l’evento, un video caricato sul profilo personale di un docente.

Il problema non è la mancanza di contenuti, ma l’assenza di qualcuno che abbia il compito di raccoglierli, organizzarli e pubblicarli con continuità. Da questa osservazione nasce una figura nuova, che proponiamo di chiamare School Media Manager: il media manager della scuola.

Una scuola che fa molto, ma si racconta poco

Nella maggior parte degli istituti la comunicazione verso l’esterno si regge sulla buona volontà di un singolo docente. È spesso la stessa persona che aggiorna il sito, risponde ai commenti sui social e prova ad aprire un canale YouTube, nel tempo libero e senza un piano preciso.

Il risultato è facile da immaginare: pubblicazioni irregolari, stili diversi da un canale all’altro, profili aperti a titolo personale che restano “orfani” quando il docente cambia scuola, e un archivio di video e materiali disperso tra computer, chiavette e telefoni.

Nel frattempo famiglie, enti locali e territorio si informano proprio attraverso questi canali. Chi sceglie una scuola per il proprio figlio, oggi, guarda il sito e i profili social prima ancora di partecipare a un open day.

Chi è lo School Media Manager

Il nome richiama volutamente il social media manager, la figura professionale che cura la presenza sui social di un’azienda o di un marchio. Lo School Media Manager fa qualcosa di simile, ma per la scuola e con un raggio d’azione più ampio: è il riferimento per tutto ciò che la scuola mette in rete.

In concreto, si occupa di:

  • il sito della scuola, per la parte di notizie, progetti e presentazione delle attività;
  • i profili social, in particolare Facebook e Instagram, compresa la creazione di gruppi e canali di comunicazione;
  • il canale YouTube, organizzato in playlist per materia, dove raccogliere lezioni, laboratori ed eventi;
  • podcast e webradio, per dare spazio anche alla voce di docenti e studenti;
  • la redazione, cioè il gruppo di docenti e studenti che produce i contenuti secondo un piano condiviso.

Un chiarimento utile: le sezioni del sito previste per legge, come l’albo online e l’amministrazione trasparente, restano di competenza della segreteria. Lo School Media Manager si occupa della comunicazione, non degli adempimenti amministrativi.

L’evoluzione dell’animatore digitale

Dal 2015, con il Piano Nazionale Scuola Digitale, ogni istituto ha un animatore digitale. Il suo compito è soprattutto interno: accompagnare la scuola nell’uso degli strumenti digitali, formare i colleghi, diffondere buone pratiche.

Lo School Media Manager ne rappresenta l’evoluzione naturale verso l’esterno. Se l’animatore digitale porta il digitale dentro la scuola, lo School Media Manager porta la scuola fuori, nella rete. Può trattarsi della stessa persona, del team per l’innovazione digitale già attivo, oppure di un gruppo nuovo che lavora in accordo con loro.

Non una persona sola, ma un gruppo con una redazione

Un solo docente non può seguire da solo cinque canali diversi. Per questo la proposta è di affidare il ruolo a un gruppo di tre o quattro docenti, o anche di più nelle scuole più grandi, suddivisi per canale oppure per area disciplinare. Uno di loro coordina il lavoro e mantiene il rapporto con il dirigente, che approva la linea di comunicazione.

Accanto ai docenti lavora una redazione di studenti. Sono loro a occuparsi materialmente di riprese, registrazioni audio, montaggio, grafiche e testi. I docenti sanno registrare una lezione o un podcast e sanno impostare correttamente i canali, ma il loro ruolo principale è guidare, verificare e dare il via libera alla pubblicazione.

Con una redazione organizzata diventa realistico pubblicare con regolarità, anche ogni giorno, senza gravare su una sola persona.

I vantaggi per l’immagine della scuola

Una comunicazione curata e costante produce effetti concreti:

  • Famiglie più informate e coinvolte, che seguono la vita della scuola e non solo le circolari.
  • Un supporto all’orientamento e alle iscrizioni: la scuola si presenta attraverso ciò che fa davvero, tutto l’anno e non solo durante l’open day.
  • Visibilità verso istituzioni e territorio: Comune, enti, associazioni e aziende conoscono i progetti e sono più propensi a collaborare.
  • Progetti finanziati documentati e resi pubblici, come spesso richiesto dagli stessi finanziamenti.
  • Un’immagine coerente, con uno stile riconoscibile e un tono comune su tutti i canali.

I vantaggi per la didattica

La comunicazione è solo una parte del valore di questa figura. Mettere in rete i contenuti della scuola ha ricadute dirette anche sull’insegnamento.

  • Lezioni ed esperienze di laboratorio sempre disponibili: un esperimento di scienze, una spiegazione di matematica, un’attività di lingua restano consultabili anche da chi era assente o ha bisogno di rivederli.
  • Un archivio che cresce e resta alla scuola: le playlist per materia sul canale YouTube diventano, anno dopo anno, una piccola videoteca d’istituto.
  • Studenti che imparano facendo: scrivere un testo per il web, riprendere e montare un video, registrare un’intervista significa esercitare competenze linguistiche, tecniche e organizzative, lavorando in gruppo e rispettando i tempi di consegna.
  • Educazione alla cittadinanza digitale in pratica: privacy, diritto d’autore e uso responsabile dei social si imparano meglio quando si pubblica davvero.
  • Competenze utili per l’orientamento, spendibili anche nei percorsi di scuola-lavoro.

Le regole da conoscere

Pubblicare contenuti a nome di una scuola non è come gestire un profilo personale. Ci sono alcune regole precise, ed è proprio per questo che la figura va formata e non improvvisata:

  • privacy e minori: servono le liberatorie per immagini e voci degli studenti, e sotto i 14 anni il consenso ai servizi online spetta ai genitori;
  • profili istituzionali: gli account appartengono alla scuola, non ai singoli docenti, e le credenziali devono poter passare di mano;
  • un regolamento interno, approvato dagli organi collegiali, che stabilisca chi pubblica, cosa e con quale approvazione;
  • diritto d’autore su musiche, immagini e video di terzi;
  • accessibilità: sottotitoli, descrizioni delle immagini e linguaggio chiaro, perché la scuola è un’amministrazione pubblica e comunica a tutti.

Disponibile un corso di 30 ore per formare lo School Media Manager

Per rendere concreta questa figura stiamo preparando un corso di 30 ore, pensato per il gruppo di docenti che assumerà il ruolo.

Docente al computer che monta la registrazione di una lezione con un programma di montaggio video su due monitor

  • 15 ore con i docenti, in parte online: il ruolo e la strategia, le regole su privacy e profili, il sito, Facebook e Instagram, il canale YouTube e le playlist, podcast e webradio, il piano editoriale e la lettura dei dati.
  • 15 ore di laboratorio in presenza con docenti e studenti: nasce la redazione, si registra una lezione con lo smartphone, si realizza un podcast, si monta e si pubblica, fino a una settimana di prova sui canali reali della scuola.

Alla fine del percorso la scuola avrà un gruppo di lavoro formato, una redazione avviata, canali impostati correttamente e un piano per l’intero anno scolastico.

Il corso viene erogato in collaborazione con un rivenditore di zona e può essere adattato all’ordine di scuola e alle attrezzature già disponibili nell’istituto.

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